SUOLO, GLOBO, ORIZZONTE, MIRAGGIO, VIAGGIO, RICERCA, FATICA, CONQUISTA, APPARTENENZA, REALTÀ

“This land is your land” recita la ballata di Woodie Guthrie, che nell’America degli anni Quaranta decantava
la retorica dell’amor patrio: “All around me a voice was sounding / This land was made for you and me”. Un sentimento che emana dall’ambiente stesso e che nella storia è stato motore di tante energie umane, più o meno condizionate da logiche di potere. Soprattutto per il suo richiamo alle radici, al senso di appartenenza, la parola “land” ha un potere evocativo molto forte e dalle molteplici sfaccettature: “terra”, infatti, non è solo quella natia, ma anche una meta da raggiungere, un orizzonte inesplorato o un luogo migliore in cui migrare, che spinge coloro che non furono fatti “a viver come bruti” alla ricerca di una propria patria elettiva, di un luogo altro da chiamare casa. Per continuare con le suggestioni musicali in “Land Ho!” dei Doors (traducibile in italiano con “Terra in vista!”) la terra diventa solo un luogo di transito per un marinaio inquieto, che non riesce a fare a meno di viaggiare: “Son I’m going crazy of living on the land / Got to find my shipmates and walk on foreign sand”. Di questa “terra”, se mai raggiunta, può restare anche solo l’idea utopica, come la speranza del ragazzo protagonista di “The Promised Land” di Bruce Springsteen, che frustrato da un presente deludente porta avanti la propria battaglia quotidiana urlando: “Mister, I ain’t a boy, no I’m a man / And I believe in a promised land”.

Con le tre suggestioni di “terra” rintracciate in queste canzoni, Antwork 2012 indaga ulteriori sviluppi e interpretazioni, tra Modena, Reggio e Parma..


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Archivo AW Summer 012

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